Voucher baby sitter, fino a 600 euro per l’acquisto di servizi per l’infanzia



Dal 1 febbraio 2016 le madri lavoratrici possono presentare all’Inps la domanda di accesso al contributo economico utilizzabile, in alternativa al congedo parentale, per il servizio di baby-sitting oppure per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. “Possono presentare la domanda – spiega Rosanna Tranquillini, amministratrice del Caaf Cgil del Trentino – le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato e le parasubordinate o libere professioniste iscritte alla gestione separata dell’Inps”.

La domanda va presentata all’Inps attraverso i patronati, o direttamente in via telematica se si è in possesso del Pin individuale per l’accesso.

Le neo mamme potranno rivolgersi per la presentazione delle domande al patronato Inca, dopo aver richiesto, attraverso il Caaf della Cgil la dichiarazione Isee 2016. A tal proposito Tranquillini ricorda che l’Isee è indispensabile anche per altre prestazioni a carattere nazionale a partire dal bonus bebè per arrivare alla nuova normativa dell’Asdi, il sostegno al reddito previsto una volta superato il periodo di disoccupazione ordinaria.

Sul sito dell’Inps sono elencate tutte le informazioni che la neo mamma deve fornire al momento della domanda e l’elenco delle strutture accreditate.

Il contributo per i servizi per l’infanzia viene erogato attraverso pagamento diretto alla struttura scolastica prescelta dalla madre, dietro esibizione, da parte della struttura stessa, della documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio, e fino a concorrenza dell’importo di 600 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale non fruito dalla lavoratrice.

Il contributo concesso per il pagamento dei servizi di baby sitting viene invece erogato attraverso il sistema di buoni lavoro. L’Istituto pertanto erogherà 600 euro in voucher , per ogni mese di congedo parentale non fruito dalla lavoratrice.

I voucher sono unicamente cartacei e dovranno essere ritirati dalla madre lavoratrice, pena la decadenza del diritto, entro 120 giorni dalla comunicazione dell’accoglimento della domanda presso la sede provinciale Inps territorialmente competente, individuata in base alla residenza o al domicilio temporaneo dichiarato nella domanda di accesso a tale prestazione.

La madre lavoratrice potrà ritirare i voucher in un’unica soluzione oppure scegliere di ritirarne solo una parte o ritirarli con cadenza mensile, indicando espressamente il codice fiscale del figlio per cui è concesso il beneficio.

Il mancato ritiro o il ritiro parziale comporteranno l’automatica rinuncia al beneficio o alla parte di voucher non ritirata nel termine, con il conseguente ripristino della possibilità di utilizzo del periodo di congedo parentale rinunciato nel momento di presentazione della richiesta.

La madre lavoratrice potrà spendere voucher entro la scadenza degli stessi purché, prima dell’inizio della prestazione lavorativa del servizio di baby sitting, effettui attraverso il patronato Inca, o gli altri patronati, la comunicazione preventiva di inizio prestazione, indicando oltre al proprio codice fiscale, il codice fiscale della prestatrice, il luogo di svolgimento della prestazione e le date presunte di inizio e di fine dell’attività lavorativa.

CGIL del Trentino

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Voucher baby sitter, fino a 600 euro per l’acquisto di servizi per l’infanzia